Studi

Fronti di carta di Enrico Serventi Longhi e Vincenzo Grienti

Giornalisti militari e militari giornalisti nella Seconda guerra mondiale. È questo il cuore di Fronti di carta, il nuovo volume di Enrico Serventi Longhi e Vincenzo Grienti che ricostruisce la storia del rapporto tra giornalismo e guerra e la mobilitazione dei giornalisti italiani durante il secondo conflitto mondiale. Un viaggio che parte dalle prime esperienze dei corrispondenti di guerra e attraversa le trasformazioni della professione tra Ottocento, Grande Guerra, imprese coloniali e fascismo, fino ai fronti della guerra-mondo.

Il volume prende in esame una figura professionale sospesa tra due mondi: quella del giornalista chiamato a raccontare la guerra e, sempre più spesso, coinvolto direttamente nelle sue dinamiche militari. Nel corso del Novecento il rapporto tra stampa ed esercito diventa infatti sempre più stretto, fino alla vera e propria militarizzazione della professione nel contesto fascista. Nella Seconda guerra mondiale il giornalista combattente viene inquadrato nei ruoli dell’esercito, mentre corrispondenti e inviati si trovano a operare all’interno di un sistema segnato dalla censura, dal controllo militare e dalle esigenze della propaganda. Una condizione che apre interrogativi ancora attuali sul confine tra informazione e potere, tra etica professionale e appartenenza, tra racconto della guerra e costruzione della sua rappresentazione.

A ricostruire questa storia sono due prospettive complementari. Enrico Serventi Longhi segue l’evoluzione storica del rapporto tra cronaca, reportage e propaganda, dalle guerre dell’Ottocento alle campagne fasciste in Etiopia e Spagna, fino ai fronti dell’Africa settentrionale, della Grecia e della Russia e alle scritture nate dopo l’8 settembre, tra fronte italiano, prigionia e internamento. Vincenzo Grienti si concentra invece sui protagonisti: gli inviati speciali, i cronisti in uniforme, i giornalisti-piloti e i giornalisti imbarcati sulle navi da guerra, ricostruendo storie professionali e personali che restituiscono la complessità di quella stagione. Il risultato è una mappa di nomi, testate, esperienze e percorsi che mostra quanto fosse articolato il mondo del giornalismo di guerra italiano.

Il libro, frutto di una convenzione tra la Fondazione sul giornalismo italiano “Paolo Murialdi” e l’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro familiari (ANRP), è introdotto dalla prefazione di Luciano Zani e si conclude con la postfazione di Giancarlo Tartaglia. A completare il volume un’Antologia di cronache dai fronti curata da Jacopo Sciglio, che raccoglie le testimonianze e le corrispondenze di alcuni dei giornalisti protagonisti della ricerca: Mario Appelius, Alberto Mondadori, Indro Montanelli, Dino Buzzati, e tanti altri.

Fronti di carta restituisce così non soltanto la cronaca di una guerra, ma la storia di chi quella guerra fu chiamato a raccontarla. Attraverso giornalisti, militari, inviati e scrittori emerge un sistema nel quale la penna poteva diventare strumento di informazione, testimonianza, propaganda e, talvolta, anche di distanza dalla retorica ufficiale. Perché seguire le tracce dei giornalisti sui fronti significa anche interrogarsi sulla natura stessa del giornalismo: sul suo rapporto con il potere, sulla sua autonomia e sulla responsabilità di raccontare la realtà.

L'eredità di Paolo Murialdi. Passato, presente, futuro degli studi sul giornalismo.

Cosa è stato il giornalismo nella storia dell'Italia? E quale sarà il suo futuro? Questi i due interrogativi ai quali tenta di rispondere questo volume che raccoglie gli atti dell’omonimo convegno organizzato dalla Fondazione sul Giornalismo intitolata a Paolo Murialdi, partendo proprio dall’analisi, con gli interventi di Franco Contorbia e Ferruccio de Bortoli, del contributo di Murialdi allo sviluppo degli studi sulla storia del giornalismo italiano. Dall’esame del ruolo dei giornalisti in un secolo di storia del nostro Paese si passa, poi, con uno sguardo interdisciplinare, a trattare i temi che la professione deve affrontare oggi, tentando di individuare, anche alla luce dello sviluppo tecnologico, quale potrà essere il futuro del giornalismo. Presentazione di Marina Macelloni. Postfazione di Vittorio Roidi.

 

Deve essere il mercato a decidere cosa interessa ai cittadini? Vincono le notizie più viste o vale ancora la ricerca faticosa e sapiente della verità dei fatti? Certo, le istituzioni - come l'Ordine e il sindacato dei giornalisti - sembrano rimaste al '900 e hanno bisogno di prendere atto dell'avvento dei social, dei video, dei podcast. In 12 interviste ai direttori emergenti, ai maestri, agli studiosi, da Stefano Feltri a de Bortoli a Cheli, il sito Professione Reporter presenta un'analisi a tutto campo su un settore in crisi, ma vitale e fondamentale per i destini della democrazia.

«Il mio inserimento nella Sede centrale, quasi coincise con il suo trasferimento ad altri incarichi: c’era un cambio di direzione in fieri, da Sergio Lepri a Bruno Caselli; l’Agenzia cambiava assetti e referenti. [...] L’ANSA non aveva presenze diffuse e adeguate nell’Est Europa. E Annibale, da cronista senza remore e senza supponenze, partì, a più riprese, per la Romania, per la ex Jugoslavia, specialmente per il Kosovo, raccontando quello che vedeva di quello che succedeva, parlando con i protagonisti di quelle convulsioni difficili da decifrare, mandando pezzi che erano sempre un passo avanti rispetto alla cronaca di giornata. Mi capitò, un giorno, d’incontrarlo sul portone dell’ANSA: io uscivo, lui era appena tornato, credo dal Kosovo. “Come andavano i pezzi?”, mi chiese, come se toccasse a me giudicare il suo lavoro, solo perché lui stava sul campo e io dietro una scrivania. “Bene, molto bene”. Sorrise, con il lampo di ironia che spesso gli accendeva lo sguardo: “Bene. Allora ci torno”, disse. E lo fece, più volte. Riuscendo sempre a coniugare il rigore e l’attenzione dell’impegno della professione con la cultura e l’umanità che lo contraddistinguevano.» (Gianpiero Gramaglia)

Parlare di guerra per immagini significa riconoscere che gli individui fanno la conoscenza del mondo attraverso le immagini fotografiche che vengono prodotte e fatte circolare, guardandole con indifferenza oppure osservandole con empatia, in ogni caso privilegiando una narrazione visuale e semplificata dei fatti e delle notizie. Il racconto fotogiornalistico permette una visualizzazione immediata della notizia, sia essa un fatto di cronaca o un evento tragico per l’umanità, con l’obiettivo di avvicinare il più possibile l’osservatore alla realtà rappresentata dall’immagine, innescando i meccanismi di identificazione, di indignazione e, idealmente, di mobilitazione e azione socio-umanitaria. L’invasione russa dell’Ucraina permette di riflettere sull’importanza di una rappresentazione fotogiornalistica che non dimentichi il suo ruolo di advocacy nella restituzione di immagini-simbolo dell’annientamento della popolazione civile.

Il mondo di carta presenta il profilo di editori di libri, riviste e quotidiani, che hanno resistito alle mutazioni dei mercati e, passati attraverso ristrutturazioni societarie, sono arrivati fino ai nostri giorni. Questa pubblicazione racconta le storie ufficiali e personali e i vezzi di grandi editori e di grandi giornalisti, quali Arnoldo Mondadori, Angelo Rizzoli, Valentino Bompiani, Edilio Rusconi, Livio Garzanti, Leo Longanesi, Mario Pannunzio, Indro Montanelli, Eugenio Scalfari e altri.

Quale è la differenza tra Ordine e sindacato dei giornalisti? Quanti sono i contratti collettivi di lavoro dei giornalisti? Qual è la differenza tra "professionisti" e "pubblicisti"? Quali sono le tutele contrattuali dei lavoratori autonomi? Come funziona la previdenza (Inpgi)? e l'assistenza sanitaria (Casagit)? Esiste anche un sistema di previdenza complementare? A questa e ad altre domande sul complessivo sistema del welfare del mondo giornalistico troverete le risposte in questo agile manuale, indispensabile per i praticanti, che devono sostenere gli esami per l'accesso alla professione, necessario per i rappresentanti sindacali, fiduciari e comitati di redazione, utile per chi esercita la professione e per tutti coloro che vogliono conoscere il giornalismo attraverso l'articolazione delle sue strutture e i meccanismi contrattuali.

#staizitta giornalista! Dall'hate speech allo zoombombing, quando le parole imbavagliano.

«Cessa», «maestrina», «vai a fare la calza», «meriti di morire», «un mostro di bruttezza e cattiveria», «strega», «a te non ti stupra nessuno», «la vedo bene come cassiera», «le donne utilizzano il sesso per fare carriera» Gli autori non sono solo leoni da tastiera solitari, sempre più spesso sono squadre di odiatori organizzati il cui scopo è silenziare il lavoro delle giornaliste. Alcune giornaliste raccontano che cosa significa lavorare, raccogliere notizie, smontare fake news sapendo che la conseguenza sarà una grandine di insulti e minacce. Tornare a casa e guardarsi le spalle, passare le notti a cancellare commenti infami, denunciare alla polizia postale.

                                                           

                                                                  

 

  Quelli che ... il Giorno                       Autore: Mario Consani con Stefano Passarelli Prefazione di Franco Contorbia

Gadda e Pasolini, Calvino, Eco & gli altri Tutti i grandi scrivevano sul quotidiano milanese C’è il collaboratore illustre Carlo Emilio Gadda che si offende per un titolo quasi gaddiano messo a un suo pezzo sul Giorno, e Alberto Arbasino, trentenne critico letterario del quotidiano, pronto all’intervista riparatrice. E c’è l’altra giovane firma delle pagine culturali, Pietro Citati, che litiga con l’Unità per una recensione.E Pasolini, naturalmente, che scrive a piacere e senza risparmiare i suoi giudizi urticanti. Poi Calvino che pubblica le prime Cosmicomiche illustrate dal giovanissimo disegnatore della redazione, Tullio Pericoli. E subito Campanile, Comisso e Parise, Umberto Eco e Bassani, Garboli e Manganelli, Bianciardi e Cassola, Soldati, Attilio Bertolucci e Arpino, Primo Levi e Rigoni Stern, Nanda Pivano e Natalia Ginzburg. Persino una breve apparizione del celebre professor Roberto Longhi.E l’ultimo gigante, Sciascia. L’elenco dei nomi noti del mondo della cultura che negli anni 60 compaiono tutti insieme nelle straordinarie pagine del Giorno è davvero ricchissimo. Questo libro ne ripercorre le tracce.Un giornale aperto alla società che cambiava e ai giovani,capace di attirare nella sue pagine culturali i più grandi autori della letteratura italiana del secondo Novecento che per anni scelsero tutti, clamorosamente, di scrivere proprio sul Giorno.